Chiesa di Sant’ Antonio da Padova

Chiesa di Sant’ Antonio da Padova

A questa chiesa era annesso un convento, che ospitò i frati cappuccini dal 1569 al 1887. I Loresi vollero costruire una struttura che ospitasse i religiosi poiché questi, in quegli anni, si prodigavano molto per l’assistenza spirituale alle truppe assoldate da Pio V per la battaglia di Lepanto contro l’impero ottomano del 1571 e perché avevano il compito di contrastare i movimenti luterani provenienti dalla vicina San Ginesio, che si erano diffusi all’interno della confraternita dei SS. Tommaso e Barnaba.
Non si conosce la data esatta dell’inizio dei lavori del convento, terminati nel 1578, ma sappiamo che il comune, già nel 1571 stanziò una notevole quantità di travi e pietre per la costruzione, derivanti dall’abbattimento, nell’anno precedente, della torre più alta del castello.
L’affetto dei Loresi per i frati si intensificò dopo l’istituzione della festa in onore di San Serafino da Montegranaro, al secolo Felice Piangiani, che nacque a Montegranaro nel 1540. La leggenda racconta che, a servizio come garzone presso i signori Mannucci di Loro, ascoltando dei passi del Vangelo letti dalla figlia di questi, scoprì la sua vocazione religiosa. Morì nel convento di Santa Maria di Solestà ad Ascoli Piceno nel 1604, e fu proclamato beato da Benedetto XIII nel 1729 e poi santo da Clemente XIII nel 1767.
Il 31 ottobre del 1887 i Cappuccini lasciarono il convento ed il comune adibì parte dell’orto a cimitero pubblico.

Il tabernacolo ligneo dei cappuccini.
Eseguito da un ebanista cappuccino, forse Fra Liberato da Macerata, allievo di Fra Giuseppe, il tabernacolo ligneo intarsiato, conservato presso l’altare maggiore, risale alla fine del XVII secolo. E’ incassato sui gradini lignei dell’altare principale dedicato all’Immacolata Concezione.
Oggetti come questo fanno parte di quel tipo di suppellettile liturgica che, gravitando nello spazio sacro dell’altare maggiore, è andata incontro ad una lunghissima evoluzione stilistica.tabernacolo

Le Specie eucaristiche erano riposte sopra o davanti l’altare, in cornu evengelii, nelle cosiddette “edicole del Sacramento” o in nicchie murarie. La tipologia del tabernacolo eucaristico architettonico, come forma e modalità diffusa di conservazione del SS.mo Sacramento, si affermò nella metà del XVI secolo.
Il sacello è divisibile in due corpi principali, uno inferiore, a pianta centrale quadrata, stretto tra i gradini lignei dell’altare, con un lato non visibile, l’altro, superiore, con pianta centrale ottagonale. La facciata dell’ordine inferiore, composito, è costruita con un abile gioco di piani sovrapposti, come lasciano intuire la trabeazione spezzata e le cornici a plastica ondulata interrotte dalle snelle colonne incanalate. Il verticalismo delle colonne rastremate è accentuato dagli alti piedistalli con nude decorazioni geometriche, le stesse che si ripetono con variabili misure nelle facciate laterali, mostrando bellissimi disegni del legno naturale intagliato. Anche la scalinata sagomata e le colonne tortili reiterano la stessa idea di verticalismo. Il portale d’accesso alle reliquie, decorato con sobri intarsi di avorio ed ebano, è completamente isolato da un motivo decorativo di minuscoli triangoli. Nell’arco a tutto sesto che sormonta il portale è inserita un’agrafe in ebano circondata da un motivo a volute. Nella parte superiore diminuiscono gli inserti in avorio ma aumentano gli inserti decorativi a intaglio e a tornitura, evidenti cornici marcapiano a onde, conchiglioni che sormontano le nicchie cieche, la balaustra con gli spigoli evidenziati da parti aggettanti arricchite da trottole tornite, volute spiraliforme sporgenti dal tamburo e reggenti un tendaggio che percorre tutto il perimetro ricadendo in ampie ritmiche falcate. Corona il tempietto sacro una cupola a bulbo, ottagonale, con spicchi rimarcati da cornici spesse e ripetenti uno stesso tipo di decorazione plastica a volute simmetriche, che determina in un globo a otto meridiani sormontato da una croce apicale di elementi torniti.

Chiara Negromanti Tini

Bibliografia
P. Consolati, F. Mucci, C. Nalli, Loro Piceno, Milano, Giuffrè, 1998.

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